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Nata a Roma, dove ha studiato pittura all'Accademia
di Belle Arti.

Ha illustrato libri per le case Editrici Cappelli e
Dante Alighieri, e collaborato come illustratrice e impa
ginatrice al settimanale "Stagioni".

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Ha dipinto il ritratto di Re Federico IX di Danimarca e di altri illustri personaggi.
Lavora da molti anni come restauratrice di quadri e miniature antichi.
Ha tenuto mostre personali a Roma, Milano, Palermo, Parigi, Gand, Granada e Berlino.
Vive e lavora a Roma e a Londra.


"Qual'è il segreto degli incantamenti pittorici di Rossana Feudo Pani? In cosa risiede il fascino delle sue opere tanto perfette e così apparentemente "fuori dal mondo"?
Il suo racconto bello e altero, autoconchiuso, nulla ha a che spartire con recrudescenze di una stagione "anacronistica" in ritardo, ma esprime la volitività di un percorso del tutto personale, comprensibile solo se riferito - almeno per la parte esterna - alla relativa vicenda umana.
E' davvero singolere la sensibilità artistica di Feudo che per molti anni ha lavorato in disparte, del tutto fuori dai circuiti dei dibattiti dell'atre contemporanea, fedele solo alla propria ispirazione, alla "maniacalità" del proprio fare.
Ella ha privilegiato altri canali di attivita che non osassero arrecare offesa alla purezza della sua pittura; quasi "anima offesa" per vocazione naturale, si è risolta in una esistenza da "noli me tangere" che ne fa uno strano caso, invero singolare, nelle recenti vicende della pittura italiana.
La sua cortese figura umana non sembra appartenere ai nostri tempi caotici e maleducati, arroganti e aggressivi. E più di una volta può apparire un personaggio materializzatosi per il nostro piacere dalle pagine di E.M. Foster, o di qualche altro protagonista del gruppo di Bloomsbury. Proveniente dal restauro, Rossana Feudo Pani di questa esperienza ha lasciato sopravvivere nella propria opera creativa la attitudine a una filologia che non può fare a meno del rispetto del dato di origine, con una implacabilità dello sguardo che ogni cosa ed evento intende sottomettere alle ragioni ultime di un meticoloso sentire.
E anche dal restauro proviene il suo metodo lavorativo: rigorosamente tempera su tavola, con un sistema di piccole pennellate, righe sottilissime di colore disposte a tessitura o, meglio, a ritessitura di qualcosa che non vi è più; ma visibile solo a distanza ravvicinatissima, per mezzo di una lente d'ingrandimento, chè l'occhio nudo solo è capace di raccogliere la politezza, la nitidezza, la levigatezza del disegno e del colore.
Già la scelta della tecnica, dunque, è sintomo preciso di un sentire distaccato dalle cose dell'attualità, solo dedito a una ricerca del bello personale, pronto a definirsi sistema del proprio mondo in cui ella, come autrice e tiranna della sua invenzione, privilegia il vivere.
Giustamente partendo dal presupposto che tanta aspirazione ha necessità di essere protetta, Rossana Pani Feudo ha perfezionato un mondo concluso - non troppo disponibile a un dialogo esterno - in cui ha visualizzato come possibile e reale un immaginario di fiamminghe impuntature, di vittoriane ed edoardiane beltà, di libero nudo riferibile al Rinascimento italiano, di colorazione alla Bronzino, di trasparenze vitree veneziane e boeme, che sapranno dialogare solo con chi riuscirà a comprendere la natura più riposta e aristrocatica, altera e un pò intollerante.
Ma pur dicendo tutto questo, rimane fermo l'interrogativo di inizio: il segreto degli incantamenti pittorici, il fascino della sua ispirazione e capacità espressiva... Tutto appare risiedere nel "misetro" che tale pittura osa suggerire: mistero di una bellezza tale da apparire "profanatrice" dei nuovi modelli estetici a noi contemporanei. Modelli estetici che bandiscono in via di intolleranza ogni ricorso alla perfezione formale; ma il modello narrativo di Feudo rifiuta deliberatamente di confrontarsi con i tempi in corso, e preferisce rifugiarsi nel pianeta degli ideali.
Al confronto impietoso con il "brutto" elevato a modello estetico, ella appare una "eroina" invasa e pervasa dalle voci del sublime, con in lieve ancorché deciso atteggiamento decadente, imperturbabilmente decisa all'azione cui il destino pare averla chiamata: dipingere come il tempo fosse eterno, all'insegna di un simbolismo solo in apparenza lieve e disinvolto, in realtà consapevole di sé stesso e della propria capacità di dialogare con il tempo eterno.
Dunque il mistero delle sue opere nasce dalla determinazione con cui un immaginario apparentemente così lontano dai nostri giorni, viene narrativamente risolto con una efficacia indiscutibile sul piano della bellezza paga di sé stessa: nasce dall'immediato confronto tra ciò che queste opere sono a petto di quanto intorno avviene, quasi si riuscisse a penetrare attraverso di loro in un Eden in cui è davvero bello abbandonarsi.